Workshop with Pietro Corraini and Ilaria Rodella

Quale miglior metodo di imparare facendo?
Un laboratorio che educa attraverso il gioco, in altre parole fare per imparare!

Questo martedì e mercoledì sono stati un po’ diversi dalla solita routine universitaria. Durante la prima fase, Pietro e Ilaria hanno creato un’interconnessione tra filosofia e design. L’intersezione di questi due campi ha un punto in comune: farsi delle domande. Conosciamo abbastanza bene Bolzano? Partendo da temi astratti, quale bellezza, felicità e silenzio, gli studenti hanno osservato ed interpretato la città. Ogni gruppo, concentrandosi su un tema diverso, è uscito dall’edificio universitario per interrogare i passanti che animavano la città quel pomeriggio “Qual è il posto più bello di Bolzano? Quale quello più felice? Quale quello più silenzioso?”. Molte delle persone interrogate facevano fatica a rispondere, forse perché erano dei quesisti mai posti prima. Gli studenti hanno poi segnato su una grande piantina della città i luoghi più belli, quelli più felici e quelli più silenziosi. Ogni gruppo ha poi trasformato il concetto astratto in tre attività. Ciascun esercizio doveva essere pensato per un luogo in precedenza segnato sulla piantina.

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Il gruppo della felicità ha individuato diverse categorie: derivate dalla piacevolezza dei sensi (la contemplazione), la felicità dal passato (i ricordi), del presente (la soddisfazione attuale) e quella del futuro (l’attesa). Ad esempio, per la felicità dell’attesa hanno scelto la stazione ferroviaria di Bolzano, con lo scopo di rendere le persone consapevoli che la felicità potesse trovarsi in quel determinato punto. Il luogo in sé non rende la gente felice, ma le loro attese aumentano la gioia di arrivare alla destinazione, come la gioia di tornare a casa, di andare a visitare un posto nuovo o la semplice gioia di partire senza una meta.

Questo workshop mi ha fatto riflette1.1
sull’importanza dei luoghi della città e su come,
noi possiamo scoprirne lo spirito e l’essenza
guardando il mondo con un punto di vista differente.”

 

 

 

 

 

 

Il gruppo della bellezza ha annotato alcune riflessioni. Il concetto di bellezza è spesso legato a momenti, ricordi o persone in particolare. Il bello è quindi soggettivo. L’esempio perfetto per descrivere come un momento di particolare bellezza vissuto da una persona sola possa essere comunicato e condiviso con più persone, è stato riportato da una signora che gestisce un banco in Piazza delle Erbe. La Silbergasse, una delle strade più note a Bolzano è diventata il luogo di una performance. Distribuendo dei biglietti gratuiti, lo spettatore poteva ammirare uno spettacolo piuttosto insolito: dopo una notte piovosa, quella mattina, alle ore 7.00, la strada brillava più degli altri giorni.

“In the process of this workshop with Ilaria and Pietro, 2.2I really felt how important it is to reduce. The interesting aspect was that they made us to interact with people. Through our interaction the people got triggered and they started to think about our questions.”

 

 

 

 

 

 

Durante la fase di ricerca, nel gruppo del silenzio, è subito emerso il tema della relatività: gli stes­si luoghi sono considerati silenziosi da alcune persone e rumorosi da altre, a seconda dell’ora in cui ci passano, del motivo per cui ci vanno e del livello di silenzio a cui sono abituati. Si parla di “livello”, di volume, perché, in effetti, il silenzio assoluto non esiste. All’aperto sono sempre presenti i rumori della natura, al chiuso i schiamazzi dell’uomo. Così gli studenti hanno scelto di svolgere l’attività in biblioteca dove vige il divieto di parlare ad alta voce. Questo è stato classificato come il silenzio imposto. L’esercizio consisteva nel rompere questo silenzio, legandosi alla caviglia un braccialetto di campanellini e percorrere un tragitto assegnato, cercando di produrre meno rumore possibile.

“Cos’è il silenzio? 3.3
Il silenzio forse non esiste.
Il silenzio è solo un’illusione.
O forse, solo un sentimento di pace.”

Workshop