Workshop with Pedagogías Invisibles

Due giornate di workshop intense che ci hanno fatto riflettere sul concetto dello spazio e sulla relazione apparentemente invisibile che si crea con chi si trova al suo interno. Tre giocose attività ci hanno portato alla scoperta dell’utilizzo e della percezione dello spazio, qualcosa di effimero e impercettibile ma in grado di alterare la nostra percezione, il nostro stato d’animo e di conseguenza il nostro agire. Abbiamo concentrato l’attenzione sulle relazioni, le strutture e le norme che un luogo incorpora.IMG_5912 copy

“The methods of teaching are as important as the content. One of the hinds that the Pedagogìas Invisibles give is: you can never exactly teach what you want to teach” -Veronika-

“Lo spazio ha due importanti funzioni: comunica e ci fa entrare in relazione gli uni con gli altri; chi si trova in un luogo è un partecipante che si esprime attraverso il linguaggio, i movimenti e le azioni.” -Giorgia-

 

Hidden curriculm” è il concetto della prima attività divisa in due fasi: individuazione e valorizzazione di uno spazio. Inizialmente abbiamo cercato uno spazio “nascosto” all’interno dell’edificio universitario, in altre parole un luogo apparentemente privo di una specifica funzione. Abbiamo analizzato e ragionato collettivamente sullo spazio, rendendo evidente con del nastro adesivo colorato la disposizione dei mobili, le decorazioni e le aree dello stesso. Il primo gruppo ha scelto il cortile esterno all’università, il secondo un corridoio con uno scaffale Group2abbandonato, il terzo il muretto vicino alla mensa universitaria e l’ultimo un vano scale.
Nella seconda parte dell’attività, abbiamo potuto operare sullo stesso spazio individuato nella prima fase o in uno spazio nuovo, l’obiettivo è IMG_5729 copystato quello di riconoscere le caratteristiche in esso incorporate, progettando e cercando di dare un nuovo valore allo stesso luogo, utilizzando Group4solamente teli bianchi e tulle colorato. Un gruppo ha scelto di mettere a disposizione per tutti i fruitori del bagno maschile un pezzo di lenzuolo vicino allo specchio, con disegnate due iniziali, casualmente scelte, come si usa ricamare su un asciugamano. Questo ci ha fatto riflettere come uno spazio pubblico possa, con un semplice artefatto, diventare uno spazio privato. Un altro gruppo ha realizzato dei tagli sui teli appesi appena prima dell’ascensore, in modo da dissuadere dall’uso dell’ascensoreIMG_5765 copy e utilizzare in alternativa le scale. Un altro gruppo ha creato una sorta di tunnel tra due corrimani delle scale, rendendo lo spazio pubblico un passaggio privato in cui le persone si possono incontrare e fermare per una conversazione. L’ultimo gruppo ha modificato lo spazio intermedio tra due piani, già individuato durante la prima parte dell’esercizio, realizzando una capanna, luogo di meditazione e contemplazione.

“L’architettura, l’arredamento, la disposizione delle cose in un determinato spazio condizionano il nostro modo di sentire, pensare e agire spesso lo fanno in modo impercettibile”. -Caterina-

“Il lenzuolo, costringeva le personea scenderele scale in modo non convenzionale, a quattro zampe, distesi o camminando all’indietro”. -Federica-

 

Symbolic violence” è il secondo concetto approfondito. Attraverso un semplice esercizio abbiamo appreso che lo spazio può essere un ostacolo per la comunicazione. Questa volta, anche lo spazio all’aperto, solitamente visto come uno spazio più libero è diventato un luogo troppo stretto. Nel cortile internoIMG_5694 dell’università, delle sedie sono state collocate e allineate in più file lontano dal punto in cui il mediatore poneva delle domande. Tale disposizione non permetteva a noi studenti di udire chiaramente le parole del mediatore e, allo stesso tempo, il mediatore aveva difficoltà a sentire le nostre risposte. Per riuscire a comunicare, abbiamo dovuto escogitare un modo per far sentire le nostre parole: urlando, SymbolicViolence1muovendoci con il corpo, sedendoci in un’altra posizione.
In un altro breve ma efficace esercizio ognuno di noi doveva individuare un punto preciso all’interno di un grande lenzuolo rettangolare e ritagliare in quel punto un cerchio per poter infilare la testa. Tutti insieme, indossando il grande lenzuolo, abbiamo corso dall’esterno e all’interno dell’università seguendo un percorso che stabiliva di volta in volta il mediatore, rischiando a volte di strozzarci. QuestaIMG_5697 esercitazione ci ha aiutato a comprendere il vero significato di violenza simbolica, una violenza che subiamo ogni qual volta siamo costretti inconsapevolmente ad agire in un certo modo all’interno dello spazio; ma ci ha anche permesso di creare una “ragnatela” di relazioni, infatti ognuno era legata all’azione o comportamento compiuto da un altro: se un partecipante cambiava direzione, tutti i quindici partecipanti dovevano adeguarsi alla sua decisione.

“ Lo spazio può aiutarci, ma anche ostacolarci. Gli ostacoli ci danno l’opportunità di cercare una soluzione migliore per muoversi nello spazio”. -Anna-

“Ci sono luoghi che non riusciamo sentire di nostra proprietà, dove proviamo confusione e ci sentiamo stretti, dove la relazione con l’altro è opprimente e vincolante, o al contrario inesistente”. -Chiara-

 

L’ultimo giorno ci siamo dedicati al disegno. Lo spazio è DrawTakingPicturesOfTheProcessdiventato mezzo di sperimentazione di un gioco che ci ha permesso di usare anche la nostra creatività. Il gioco ha seguito delle regole ben definite e scritte in un cartellone (draw taking pictures of the process) siamo stati però liberi di disegnare/rappresentare ciò che abbiamo voluto, scegliendo delle categorie prestabilite, come tempo, forma, materiali, contesto, movimento ed esperienza. Ad esempio l’istruzione era – how would movement be if it was raining? Draw with only one eye open- è stata poi la nostra creatività ad interpretare questa frase inizialmente un po’ bizzarra in un disegno concreto. Un’attività senza precedenti, che ci ha fatto apprezzare il disegno quasi come un’esperienza di puro divertimento.

“Alcune domande ci hanno aiutato a trasformare nostre idee astratte in disegni dai quali potremmo prendere ispirazione in vista della progettazione di workshop con i bambini.” -Veronica-

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